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La città intelligente non si crea, si riqualifica

Nel 2050, i tre quarti della popolazione vivrà nelle città. A comunicarlo è  il  World Cities Conference di Londra che il prossimo ottobre partirà proprio da questo punto per parlare di urbanizzazione e, soprattutto, di come la città dovrà essere trasformata per non essere una semplice Urbs, ma una vera e propria città intelligente.

Perché quando parliamo di città intelligente non pensiamo a droni e robotica, ma una città che si modelli attorno al cittadino, alle sue esigenze e alla sua quotidianità. Dalle prime libere e spontanee aggregazioni di cittadini che, rimboccate le maniche, hanno unito idee e manodopera per ripensare e riqualificare gli spazi pubblici, oggi sono sempre più le iniziative di questo tipo, con l’unica differenza che accanto ai cittadini ci sono le Pubbliche Amministrazioni che sostengono e stimolano questi progetti.  La filosofia del cemento e della città che si espande a discapito del cittadino ha lasciato posto a uno sviluppo consapevole, verso una città intelligente perché si conforma al cittadino. La città e il vivere urbano sono diventati un valore collettivo, specchio dell’evoluzione degli stessi cittadini che guardano al progresso con occhi adulti e con una prospettiva di lungo termine. In attesa di Expo 2015,  il Comitato Pavia ha organizzato un seminario per riportare l’agricoltura in città creando orti cittadini, mentre a Bologna è partito un concorso promosso da Urban Center e il Comune di Bologna  per progettare un’agricoltura urbana, individuando le migliori idee per progettare orti tra le case, orti dentro i giardini e orti in campagna. L’agricoltura travalica la pura funzione di sussistenza e d’iniziativa contro la crisi e assume una funzione sociale, che permette l’incontro tra persone e un modo sano e attivo di vivere la propria città, trasformandola. La città intelligente di oggi è quindi una città che profuma di passato e che è consapevole degli errori commessi durante la sua storia evolutiva e quindi promuove l’incontro tra i cittadini, l’aggregazione sociale attraverso le pratiche di una volta, dedicate alla semplicità e al contatto umano. Se fino a dieci anni fa’, si andava in città per l’anonimato della folla, oggi si ricerca il vicino, si ricerca la chiacchiera e il creare rete per ottenere risultati. Si vive urbano, ma in modo umano e con il rispetto del passato e delle origini. La città, infatti, diventa un tesoro da indagare nei weekend e nel tempo libero, andando a scovare luoghi ed edifici del passato per convertirli in qualcosa di nuovo. Il progetto di Edifici Dismessi, cavalcando l’uso sempre più massiccio dei social network, ha deciso di dare il giusto merito agli edifici di ieri, abbandonati e in disuso, facendoli diventare i protagonisti degli obiettivi fotografici dei cittadini, che scoprono la storia degli spazi che hanno da sempre vissuto. La città intelligente è fatta di usato e di già esistente che viene mappato e conosciuto magari per la prima volta e riqualificato.

Noi con Municipium vogliamo essere un acceleratore di queste dinamiche, diventando il punto di incontro tra i cittadini e gli Enti che propongono e i cittadini e gli Enti che rispondono e aderiscono, perché siamo convinti che innovare con intelligenza vuol dire mettere al centro la comunità e iniziare a costruire attorno a essa la vera città intelligente.

 

 

 

 

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